Thursday, April 23, 2015

2015.04.42

Lydia Pugliese, Anfore greco-italiche neapolitane (IV-III secolo a.C). Fecit te, 6. Roma: Scienze e lettere, 2014. Pp. 243. ISBN 9788866870685. €38.00 (pb).
Reviewed by Elena Gabriella Lorenzetti, archeologa indipendente (elena@casalecydonia.com)
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Sesto volume della collana Fecit te, dedicata all'archeologia della produzione nel senso più ampio e completo del termine, l'opera di Lydia Pugliese trae origine dallo scavo per la realizzazione della metropolitana di Napoli, che nella piazza Nicola Amore ha portato alla luce una sequenza stratigrafica complessa, le cui fasi di occupazione sono datate al IV e III secolo a.C. , occupandosi nel dettaglio di un complesso artigianale funzionante durante il III secolo a.C. e gli inizi del II a.C.
Il lavoro è suddiviso in sei capitoli che illustrano una produzione locale di anfore Greco-Italiche: I- Stratigrafia dei contesti (Pp. 1-24), II- Stato degli studi sulle Greco-Italiche dal punto di vista tipologico, epigrafico, archeometrico (Pp. 25-32), III- Le anfore Greco-Italiche neapolitane rinvenute, quanto a tipologia ed indicatori di produzione (Pp. 33-54), IV- Sistema di comunicazione epigrafico (Pp. 55-129), V- Interpretazione storica e archeologica del sistema produttivo (Pp. 131-154), VI - Nuovi dati e future ricerche, seguiti da un catalogo delle anfore e dei bolli.
I contesti sono descritti in maniera generale, approfondendo solo quelli databili tra l'inizio del III e l'inizio del II secolo a.C. e tra questi quelli che mostrano maggiori indicatori di produzione; mentre tra i materiali sono studiati quelli di cui si può, secondo l'autrice, con più sicurezza ipotizzare una produzione negli stessi laboratori. Non si ha quindi una quantificazione generale né dei contesti né degli strati di cui si pubblicano le anfore.
La catalogazione delle anfore segue, dal punto di vista tipologico, la rielaborazione di F. Cibecchini della classificazione di C. Vandermersch,1 denominando le anfore rinvenute come Gr.-Ita. IV Napoli e Gr.-Ita. V b Napoli, che mostrano costanti caratteristiche morfologiche e metrologiche. Il primo tipo è poi distinto in due varianti, cui sono associati in maniera univoca i bolli: Π/ΓΑΡ corona Μ, variante 1, e ΧΑΡΜΕΩ e ΧΑΡ, variante 2, mentre è genericamente associato al tipo il bollo ΜΑΜΑΡΚΟΥ.
Il tipo Gr.-Ita. V b Napoli è stato invece sempre rinvenuto in condizioni frammentarie e non permette associazioni epigrafiche precise.
Nonostante l'assenza di fornaci, l'esistenza di una produzione locale è giustificata dalla presenza di indicatori primari: scarti e pezzi con difetti, sostegni di cottura, utensili per la lavorazione come stecche e pestelli, punzoni per la realizzazione del bollo ΣΙΜΙΑ sulle anse delle anfore; indicatori secondari: frequenza e omogeneità morfologica dei tipi, omogeneità di impasto, assenza di rivestimento in pece; indicatori provenienti dal contesto di scavo; indicatori provenienti dalle analisi archeometriche sugli impasti.
Gran parte del lavoro è dedicata all'analisi epigrafica dei bolli di cui si ipotizza un'origine locale. Utilizzando schemi e concetti della teoria della comunicazione di Shannon e Jacobson,2 l'autrice cerca di ricostruire fonte, codifica e messaggio, ed eventuali rumori che possano aver disturbato la comunicazione, applicando questo processo a quattro gruppi di bolli: Π/ΓΑΡ corona Μ, ΧΑΡΜΕΩ, ΜΑΜΑΡΚΟΥ e ΣΙΜΙΑ, illustrando tutte le varianti, le possibili letture e identificazioni dei personaggi coinvolti. Da questa analisi si deduce che il bollo è legato al circuito produttivo del contenitore, come personalizzazione/titolarità della produzione.
L'analisi della produzione neapolitana delle Greco-Italiche è costantemente confrontata per i modelli produttivi, per la pratica della bollatura e per l'articolazione tra territorio, istituzioni e laboratori, con alcune delle produzioni greche insulari, in particolare con quelle di Taso e Rodi.
Un ultimo elemento interessante è il collegamento che si ipotizza tra il bollo con corona e il λαμπδούχος δρόμος in onore della sirena Partenope, per la particolare forma della corona e la vicinanza, in età imperiale, del complesso monumentale degli Italikà Rhomaia Sebastà Isolympia. Le anfore entrerebbero quindi nel complesso sistema dell'organizzazione e dei personaggi legati all'agone, che per carattere rituale e politico sarebbe vicino alla lampadedromia organizzata ad Atene per le Panatenee.
Nonostante l'accuratezza dell'opera dal punto di vista bibliografico e analitico si scontri con la difficoltà di utilizzo del catalogo delle anfore e dei bolli e la carenza delle quantificazioni, l'opera rimane comunque molto interessante per il nuovo approccio al dato epigrafico e un buon esempio di integrazione tra una tipologia consolidata, come quella delle anfore Greco-Italiche, e la necessaria flessibilità richiesta da una produzione così estesa in termini di spazio e tempo.


Notes:
1.   Cibecchini F., Capelli M., 2013, Nuovi dati archeologici e archeometrici sulle anfore greco-italiche: i relitti di III secolo del Mediterraneo occidentale e la possibilità di una nuova classificazione, in F. Olmer (a cura di), Itinéraires des vins romains en Gaule, IIIer-Ier siècles avant J.-C., confrontation de faciès, Actes du Colloque européen organisé per l'UMR 5140 du CNRS (Lattes, 2007), Lattes, p. 423-452. Vandermersch C., 1994, Vins et amphores de Grande Grèce et de Sicile. IVe-IIIe s. avant J.C., Napoli (http://books.openedition.org/efr/2036).
2.   Shannon C.E., 1948, A Mathematical theory of communication, in Bell system technical journal 27, p. 379-423. Jacobson R., 1966, Saggi di linguistica generale, Milano, p. 181-218.


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