Tuesday, September 16, 2014

2014.09.31

Claudio Buongiovanni (ed.), Gli epigrammata longa del decimo libro di Marziale: introduzione, testo, traduzione e commento. Testi e studi di cultura classica, 54. Pisa: Edizioni ETS, 2012. Pp. 473. ISBN 9788846733399. €30.00 (pb).

Reviewed by Sara Sparagna, Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale (sara1982@tiscali.it)

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La valorizzazione delle dinamiche compositive del Gedichtbuch marzialiano ha conosciuto, in tempi recenti, una notevole fortuna critica, che ha portato ad una ridefinizione della sua entità di opera letteraria autonoma e conclusa.1 Il volume di Buongiovanni presenta una tecnica di indagine sperimentale nell'ambito dei commenti e analizza gli epigrammata longa del X libro di Marziale. Questa tipologia epigrammatica è sempre dotata di una sua peculiare autonomia nel liber marzialiano, come si deduce dagli attenti accorgimenti adottati dal poeta per segnalarne la presenza all'interno del libellus. I carmina longa vengono alternati, nel corso della raccolta, con carmi brevi, che li seguono e li precedono; essi diventano veicolo di contenuti specifici e, inoltre, il poeta dimostra una notevole consapevolezza terminologica e metapoetica nel loro processo identificativo.2 Sebbene ci siano stati studi dedicati a questa tipologia di componimenti, si è trattato di indagini trasversali e relative all'intera raccolta del corpus marzialiano.3 Pertanto, la scelta dello studioso si pone come un primo tentativo di rottura dell'approccio consolidato e mostra come la valorizzazione dei carmina longa in un singolo libro possa giovare alla conoscenza delle logiche compositive profonde che lo animano e a garantire un'interpretazione approfondita del significato del singolo componimento, analizzandolo sia autonomamente sia in rapporto agli altri epigrammi del libro. In particolare, anche in assenza di continuità tematiche evidenti, tutti i longa di un medesimo liber sono connessi fra di loro. Questi condividono, infatti, la medesima posizione rilevata per la loro estensione stessa e svolgono un ruolo di snodo nell'ambito della raccolta epigrammatica allestita dall'autore e, quindi, la scelta di analizzarli in maniera unitaria garantisce un'interpretazione completa delle caratteristiche eidetiche del componimento, sebbene il commento sia parziale.

Nell'introduzione Buongiovanni ripercorre le tappe sostanziali dello status quaestionis relativo alla definizione del sottogenere (soprattutto pp. 13-19). In mancanza di un criterio esplicito e canonizzato ufficialmente sin dall'antichità, non vi è un numero di versi, universalmente condiviso dalla critica, al di sopra del quale un epigramma si possa considerare longum.4 La scelta dello studioso, che segue le linee guida fissate da J. Scherf,5 valorizza il contesto del liber specifico. Vengono pertanto considerati longa gli epigrammi che abbiano un'estensione pari ad almeno il doppio della media dei componimenti del libro, ovvero, in questo caso, i componimenti dai 18 versi in su. La scelta dello studioso non è tuttavia condotta su un dato prettamente numerico, ma ben ponderata anche alla luce dei messaggi veicolati dai singoli testi. Vengono selezionati ed analizzati gli epigrammi 5, 20, 35, 37, 48, 87, 92 e 104. Manca invece l'analisi dell'epigramma longum 30 per cui l'autore rimanda all'analisi di Fabbrini, D. (2007) op. cit.. Molto utile ed agevole, sempre in sede introduttiva (pp. 19-25), l'enucleazione dei motivi di continuità fra i longa del liber: anche da questa selezione di epigrammi emerge la natura complessa di questo libro marzialiano, che risente del conflitto esistenziale e storico del poeta, costretto a allestire una seconda edizione del volume per potersi allontanare dalla pesante eredità domizianea che caratterizzava il X nella sua prima edizione. Ne consegue che motivo tematico forte sia la tensione spaziale e dimensionale, volta alla ricerca di un recessus rusticus e all'anticipazione del viaggio di ritorno di Spagna. La tematica si intreccia al problema costituito dalla ricerca di un patrono cui affidarsi, nell'estremo tentativo di riscatto romano, e nel complesso diviene metapoetica, contribuendo a creare un senso di unità sostanziale fra tutti questi carmi che, quando non dedicati al viaggio o a patroni e amici (o ai due temi insieme, come nel caso dei due propemptika 20 e 104), si occupano di questioni di natura letteraria.

Il testo presentato si attiene all'edizione di Heraeus,6 condivisibilmente preferita ad altre più recenti ma non migliori. Occasionali divergenze vengono di volta in volta segnalate e discusse ad loc., sebbene manchi un prospetto consuntivo. Ulteriori migliorie potranno probabilmente derivare, in futuro, da una nuova edizione critica. In questa sede, tuttavia, data la natura dichiaratamente parziale del commento, la scelta adottata appare condivisibile e non inficia lo spessore del lavoro. Per ciascun epigramma viene offerta una traduzione di servizio che ha il pregio di rispettare il dettato originale del testo, senza indulgere in forzature 'stilistiche' cui facilmente un componimento poetico si potrebbe prestare. Viene anche utilmente segnalato il metro del carme, talora ulteriormente discusso in sede di commento (cfr. il caso dell'epigramma 5, pp. 34-35) e corredato da notazioni statistiche che efficacemente rilevano l'importanza della scelta metrica sia nella ricerca di variatio perseguita da Marziale all'interno del liber, sia nel suo farsi essa stessa veicolo di contenuti metapoetici. Notevole il fatto che negli epigrammata longa di questo X libro si ribaltino le proporzioni più tipicamente marzialiane e il poeta preferisca metri quali il falecio (20; 35; 87; 104) ed il coliambo (5; 30; 92) al distico elegiaco (37; 48). Alla questione, per altro, viene dato rilievo dallo studioso anche in sede introduttiva (p. 24), aspetto che contribuisce ulteriormente a dare persuasività alla scelta degli epigrammi selezionati per l'analisi.

Per ogni epigramma il commento presenta la medesima ripartizione. Una prima parte introduttiva ripercorre le tappe più significative delle interpretazioni critiche, con un vaglio meticoloso della bibliografia e fitti rimandi intratestuali e intertestuali. La scelta consente allo studioso di proporre un inquadramento completo degli antecedenti latini e greci cui Marziale allude e permette al lettore di avere un'idea di massima della tipologia epigrammatica di riferimento, nonché della sua storia specifica e della sua fortuna letteraria. L'agevole strutturazione line by line del commento filologico ne rende immediata e diretta la fruizione. L'ulteriore suddivisione fra pericopi e poi, a seguire, i singoli lemmi, ha il pregio di garantire continuità al discorso, meno frammentato di quanto non accada normalmente in lavori simili. Questo aspetto diviene particolarmente evidente nei casi in cui, a fronte di un testo non del tutto perspicuo o molto dibattuto dalla critica (cfr. il caso di 10, 48, 20-23, pp. 281-300), lo studioso riesce a fornire un quadro chiaro e dettagliato delle problematiche esaminate senza costringere a rintracciare le informazioni in punti separati del commento. L'approfondita analisi e l'attenta esposizione delle divergenze critiche rende questo commento uno strumento efficace per avere un quadro dettagliato delle questioni rilevanti, sia per la valutazione della tradizione critica precedente che per la presentazione di proposte innovative.



Notes:


1.   Si tengano presente gli innumerevoli passi in avanti compiuti nella ricezione interpretativa del liber come un tutto unitario ben rappresentati dalle polemiche sulla libellus theory (cfr. D. P. Fowler, 'Martial and the Book', Ramus 24 (1995) 31-58). Attualmente, si ritiene che la selezione stessa dei carmi che compongono il libro e loro disposizione nella raccolta strutturata per la pubblicazione siano compartecipi del discorso poetico sviluppato dall'autore.
2.   Cfr. Mart. I, 110, 1; II, 77, 1; VI, 55, 5.
3.   Fondamentale il convegno dedicato alla problematica della definizione del genere, con numerosi interventi dedicati all'autore, per cui si veda A. M. Morelli (ed.), Epigramma longum: Da Marziale alla tarda antichità / From Martial to Late Antiquity. Atti del convegno internazionale (Cassino, 29-31 maggio 2006), Cassino 2008, vd. BMCR 2010.12.68. Un esempio di studio analitico dedicato ad epigrammata longa di diversi libri marzialiani è quello di D. Fabbrini, Il migliore dei mondi possibili. Gli epigrammi ecfrastici per amici e protettori, Firenze 2007, vd. BMCR 2009.02.11.
4.   Le misure proposte sono oscillanti fra i due estremi di 11 (secondo l'ipotesi avanzata da M. Puelma, 'Epigramma: osservazioni sulla storia di un termine greco-latino', Maia 49 (1997) 189-213) e 22 versi (come proposto da A. Canobbio, 'Epigrammata longa e breves libelli. Dinamiche formali dell'epigramma marzialiano', in Morelli (2008), op. cit., 169-193).
5.   J. Scherf, 'Epigramma longum and the arrangement of Martial's book in Morelli (2008), op. cit., 195-213.
6.   M. Valerii Martialis epigrammaton libri, recognovit W. Haraeus, Lipsiae 1925, editionem corretiorem curavit I. Borovskij, ibid. 1976.

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