Friday, August 20, 2010

2010.08.54

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Jones on Amato on Bekker-Nielsen on Nesselrath, Dion von Prusa: Der Philosoph und sein Bild. Response to BMCR 2010.08.14
Response by Christopher Jones, Harvard University

E. Amato in reply to T. Bekker-Nielsen discusses Dio Chrysostom, Or. 72, 5.The speaker refers to the addressee's city (usually assumed to be Rome) where "in the agora and in the sanctuaries there are images of generals and kings… with long beards (στρατηγῶν καὶ βασιλέων… γένεια καθεικότων)." Amato thinks it "evident that Dio is satirizing those emperors who, by having themselves portrayed with a beard, suppose that they can be identified with Greek poets and philosophers... What therefore prevents us from supposing that Dio is alluding precisely to the emperor Hadrian, who came to the throne in 118? Thus, from this point of view, the element of the beard would constitute an interesting starting-point for discussing the chronology of Dio." Before such a discussion begins, it would be worth consulting the commentators on Juvenal 4, 103, facile est barbato imponere regi. Friedlaender cites Cicero referring to Appius Claudius Caecus, Cael. 14, 33, aliquis mihi excitandus est ex barbatis illis, … illa horrida (barba) quam in statuis antiquis atque imaginibus videmus. Courtney cites Varro, De re rust. 2. 11. 10, to the effect that the first barbers came to Italy from Sicily in AUC 453 (300 BCE): olim tonsores non fuisse adsignificant antiquorum statuae, quod pleraeque habent capillum et barbam magnam. The year of Hadrian's accession is, by the way, 117.

1 comment:

  1. Response by Eugenio Amato, Université de Nantes (Eugenio.Amato@univ-nantes.fr)

    I paralleli latini tratti da Cicerone, Varrone e Giovenale, richiamati da Jones a proposito della corretta interpretazione di D. Chr., or. 72, 5, sono alquanto suggestivi. Essi, tuttavia, non escludono la possibilità, implicitamente ventilata da R. Burri nella propria traduzione del discorso dioneo e da me apertamente difesa nella mia replica alla recensione di Bekker-Nielsen, che nel passo imputato Dione faccia ironicamente riferimento all’imperatore Nerone; un’ipotesi, comunque, non esclude l’altra. Al contrario, la posizione di Bekker-Nielsen, per il quale del tutto “impossibile” sarebbe la traduzione del termine basileus come “imperatore”, non convince affatto né il suo voler datare a tutti i costi il discorso di Dione a prima del principato adrianeo. Questo presuppone, infatti, che Dione abbia avuto buoni rapporti con Adriano. Nulla esclude, invece, che, laddove l’oratore di Prusa abbia realmente redatto il suo pezzo sotto l’impero di Adriano (l’interrogativo è di rigore), non abbia condiviso la “nuova” moda relativa alla barba dei regnanti e da costui re-introdotta.

    Di passaggio, Jones ricorda, inoltre, che Adriano fu eletto imperatore nel 117 e non nel 118, come da me indicato. Si tratta di un dato indiscutibile, da me stesso – ciò che Jones sembra ignorare – altrove chiaramente espresso.[[1]] Nella mia replica a Bekker-Nielsen, tuttavia, io richiamavo il 118 non già come l’anno di “accessione” o di “acclamazione”, bensì come quello della salita al trono di Roma, che avvenne appunto il 9 luglio del 118: in tale data difatti Adriano fece rientro a Roma dopo l’acclamazione, ad opera dell’esercito, del 117 ed alla stessa data fa riferimento la celebrazione ob adventum Augusti riportata negli Acta dei Fratres Arvales.[[2]] Non è un caso che siano numerosi gli studiosi (e degli ambiti più disparati) che si riferiscano al ventennio dal 118 al 138 per indicare tout court il principato di Adriano.[[3]]


    Notes

    1. Cf. E. Amato, Favorinos d’Arles. Oeuvres, I, texte établi et commenté par E. A., traduit par Y. Julien (Paris 2005), 36, n. 116.

    2. Per una discussione recente con la relativa documentazione, vedi G. Migliorati, Cassio Dione e l’impero romano da Nerva ad Antonino Pio. Alla luce dei nuovi documenti (Milano 2003), 217-218.

    3. Cf., e.g., F. Casavola, Giuristi adrianei (Napoli 1980), XI; J. R. Clarke, The Houses of Roman Italy, 100 B.C.-A.D. 250 (Berkeley-Los Angeles-London 1991), 267; W. Martini, Roma aeterna. Zur Einführung, in Id. (ed.), Architektur und Erinnerung (Göttingen 2000), 15-18: 15; Sh. Matthews, First Converts. Rich Pagan Women and the Rhetoric of Mission in early Judaism and Christianity (Stanford 2001), 112; L. A Ruprecht jr., Was Greek Thougth Religious? (New York 2002), 51; R. Wünsche, Glyptothek, Munich. Masterpieces of Greek and Roman Sculpture (München 2007), 137.

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