Friday, January 29, 2010

2010.01.58

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Daniel Ogden, Magic, Witchcraft and Ghosts in the Greek and Roman Worlds: A Sourcebook. Second edition (first published 2002). Oxford/New York: Oxford University Press, 2009. Pp. xii, 400. ISBN 9780195385205. $27.95 (pb).
Reviewed by Attilio Mastrocinque, Università di Verona

Fino a pochi anni fa l'unica antologia scientifica di testi magici antichi era quella di Theodor Hopfner, Griechisch-ägyptischer Offenbarungszauber, Leipzig 1921-1924, di cui solo di recente è stata pubblicata un'edizione (Amsterdam 1974) con caratteri tipografici: prima era scritto a mano. Sicuramente i libri sono il riflesso degli interessi del pubblico, ma certi libri hanno la capacità, a loro volta, di destare ulteriore interesse. Nell'ambito della magia antica questo è il caso della traduzione dei papiri magici [The Greek Magical Papyri in Translation, a cura di H.D. Betz, Chicago-London 1986 (II edizione 1992)], che ha permesso ai molti mortali che non sanno i greco (o il tedesco) di accedere al più vasto repertorio di formule magiche che ci è stato tramandato dall'antichità. Più o meno contemporaneamente Georg Luck pubblicava una ricca antologia di testi relativi alla magia, che è stata tradotta in molte lingue (Arcana Mundi: Magic and the Occult in the Greek and Roman Worlds. Baltimore 1985; II edizione 2006; Magie und andere Geheimlehren in der Antike. Stuttgart 1990): Arcana Mundi - Magia e occulto nel mondo greco e romano, Milano 1999).

Fritz Graf ebbe altrettanto successo con il suo agile e rigoroso trattato sulla magia nell'antichità (F.Graf, La magie dans l'antiquité gréco-romaine, Paris 1994; La magia nel mondo antico, Bari 1995; Magic in the Ancient World, Cambridge Mass. 1997). E poi ci sono edizioni di altri generi di documenti, come le lamelle o le gemme magiche, che negli ultimi hanni hanno fatto grandi progressi. E i congressi dedicati alla magia antica si moltiplicano ogni anno, senza che la qualità dei contributi tenda a declinare, vista la ricchezza dei temi da trattare e la competenza di molti specialisti.

A spiegare l'enorme interesse che la magia antica desta da una ventina di anni a questa parte concorrono due fenomeni diversi: da un lato gli studiosi hanno trovato nei testi di magia una miniera vastissima di documenti poco studiati, difficili ed insieme affascinanti, che riservano sempre nuove scoperte, visto che nel passato l'atteggiamento classicheggiante degli studi li aveva trascurati; d'altro lato sta la ricerca morbosa di paganesimo da parte di molte persone, il bisogno di esseri sovrumani presenti nella natura.

Ecco perché questa nuova antologia, curata da Daniel Ogden, ha come editore niente meno che Oxford University Press. L'argomento trattato garantisce il successo editoriale e giustifica la nuova edizione, arricchita di nuovi testi.

Questa antologia è, a mio avviso, la migliore di cui oggi si disponga, per ampiezza e capacità di sintesi. Le testimonianze--sia autori che monumenti--sono presentate con gli elementi minimi indispensabili per un inquadramento cronologico e culturale, e con un commento breve, chiaro ed efficace. La ratio con cui le testimonianze sono suddivise è la seguente: 1) quelle relative a maghi che sembrano conservare alcuni tratti arcaici della fenomenologia dello sciamanismo, che permettono di proporre un'abbozzo delle origini del fenomeno "magia": 2) poi i testi sui magi persiani, sui caldei e sui sacerdoti egizi; 3) i grandi taumaturghi di età imperiale; 4) le più famose maghe greche e latine. Poi seguono le diverse tipologie di magie, 5) quelle che riguardano gli spiriti, i fantasmi e la possibilità di esorcizzarli; 6) la necromanzia; 7) le defixiones; 8) la magia amorosa. L'autore propone poi dei reperti antichi, quali le bambole "voodoo" ed altre immagini magiche, e poi gli amuleti. Infine è presentata un'antologia di leggi contro la magia e il volume si chiude con dei testi supplementari ed una ricca bibliografia.

L'utilità di questo volume, la sua ricchezza, il rigore scientifico e la concisione sono da sottolineare, ma qualche osservazione critica può essere avanzata in merito ad alcuni punti specifici.

P.59; sulla famosa consultazione astrologica fatta da Nectanebo alla corte di Olimpiade (Historia Alexandri, B, 1.4) c'è da aggiungere che a Grand, nei Vosgi, sono state trovate due tavolette astrologiche 1 dello stesso genere di quelle che avrebbe usato il re-mago egiziano.2

P. 204 il mago (cui viene dato nelle PGM il titolo di "re") Pitys non è egiziano, come si continua a dire, ma persiano o medo. Egli va identificato con Patizeithes/Pityaxes,3 che si diceva avesse resuscitato il fratello di Cambise. Questo spiega la sua fama come necromante e la sua corrispondenza con il persiano Ostane, il mago di Cambise.

Pp. 202, 206 (cf. D.Ogden, Greek and Roman Necromancy, Princeton-Oxford 2001, 210-211); l'autore pensa che la descrizione (Hippol., Ref. IV, 41) dei trucchi usati per far parlare i crani nelle sedute necromantiche (un aiutante parlava attraverso un esofago di gru che arrivava sotto il cranio) e di bacini con fondo di vetro per far apparire figure divine in una stanza nel corso di una lecanomanzia (grazie a immagini che venivano create da un ambiente sottostante) fosse il risultato di un'invenzione di Ippolito per screditare i riti pagani. L'autore sostiene che queste informazioni sono in contrasto con quanto sappiamo di questo genere di rituali.4 In realtà, noi non sappiamo quasi nulla di queste pratiche mantiche e quanto affermato da Ippolito non ha nulla di inverosimile. Per altro verso, è ben noto che nei mitrei si usavano trucchi di vario genere, anche usando luci attraverso fori nel soffitto o nei monumenti, oggetti che producevano effetti inattesi dopo il riscaldamento e altri generi di spettacolo con finalità religiose. Pertanto risulta imprudente affermare che un autore antico mente in una materia che noi conosciamo molto meno di lui.

Pp. 204-205; il sigillo descritto in PGM IV, 2125-39 (usato far tacere le coppe ricavate da crani che profetizzavano male) trova un confronto calzante in una gemma un tempo conservata a Göttingen.5

P. 264; l'autore data le Kyranides al IV secolo. Tuttavia gli argomenti usati dagli specialisti per sostenere una tale datazione 6 non hanno valore per il I libro, che risulta avere una sua autonomia e trova validi confronti strutturali e contenutistici nei trattati accadici di età ellenistica, dedicati alle proprietà delle pietre e delle sostanze, ordinate secondo un criterio alfabetico.7 La concezione del I libro è dunque probabilmente più antica del resto dell'opera.

P. 263; non è probabile che la pietra chiamata "tutta d'oro euanthes" nelle Kyranides fosse l'opale, che nella glittica antica è quasi assente. Potrebbero essere avanzate ipotesi più verosimili: il lapislazuli, prima di tutto, che sarebbe pertinente alla descrizione di questa pietra, sacra ad Afrodite e che realmente contiene particelle d'oro, oppure il cosiddetto diaspro fiorito, color giallo, simile al colore dell'oro.

P.281; la distruzione dei libri profetici ad opera di Augusto viene connessa da Svetonio (Aug. 31) con l'assunzione della carica di pontefice massimo, che avvenne nel 12 a.C., non nel 31.

Dunque, a parte qualche piccolo appunto che si può fare a questo lavoro, che nulla tolgono ai suoi meriti, si può concludere ribadendo che si tratta di un'opera molto utile e accurata.



Notes:


1.   Les tablettes astrologiques de Grand (Vosges) et l'astrologie en Gaule Romaine, Actes de la Table ronde du 18 mars 1992, Lyon-Paris 1993.
2.   Si veda S. Aufrère, Quelques aspects du dernier Nectanébo et les échos de la magie égyptienne dans le Roman d'Alexandre, in La magie. Actes du colloque international de Montpellier 25-27 Mars 1999, par A. Moreau et J. Turpin, I, Montpellier 2000, 95-118.
3.   F. Altheim, H. Junker, R. Stiehl, in Annuaire de l'Inst. de Philol. et d'Hist. Orient. et Slaves 9, 1949 (= Mél. H.Grégoire), 1-25.
4.   Sulla necromanzia la pubblicazione di altri frammenti di crani profetici iscritti ha recentemente ampliato le nostre conoscenze: D. Levene, "Calvariae Magicae: The Berlin, Philadelphia and Moussaieff Skulls", in Orientalia" 75, 2006, 359-379.
5.   A. Mastrocinque, Studi sul Mitraismo. (Il Mitraismo e la magia), Roma 1998, 32-33.
6.   Si veda K. Alpers, "Untersuchungen zum griechischen Physiologos und den Kyraniden", in Vestigia Bibliae (Jb. d. deutsch. Bibel-Archivs Hamburg) 6, 1984, 13-88.
7.   E. Weidner, "Gestirndarstellungen auf babylonischen Tontafeln", in SÖAW Phil.-hist. Klasse 254, 1967, 30; G. Pettinato, La scrittura celeste. La nascita dell'astrologia in Mesopotamia, Milano 1998, 114.

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