Friday, June 19, 2009

2009.06.24

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Evina Sistakou, Reconstructing the Epic: Cross-readings of the Trojan Myth in Hellenistic Poetry. Hellenistica Groningana; 14. Leuven: Peeters, 2008. Pp. 210. ISBN 9789042921177. €54.00 (pb).
Reviewed by Giampiero Scafoglio, Università di Salerno

Si tratta di un'edizione ampliata, aggiornata e diversamente organizzata, in lingua inglese, di una ricerca già pubblicata dall'Autrice in precedenza, in greco moderno (The Rejection of Epic. Aspects of the Trojan Myth in Hellenistic Poetry, Athens 2004). L'argomento, tutt'altro che nuovo, è il riuso creativo del mito tradizionale nell'Ellenismo: l'interpretazione divergente e finanche straniante della materia dell'epica arcaica (con la mediazione della lirica e della tragedia) alla luce della poetica alessandrina. Il mito troiano è scelto "as an emblematic theme", un tema di notevole spessore e di ampio respiro, che si trova al centro non soltanto dell'epos omerico e ciclico, ma di molta parte della produzione letteraria e della riflessione poetologica della civiltà greca.

Il libro è diviso in tre cospicui capitoli, il primo dei quali (pp. 27-61) verte sul mito troiano tramandato da Omero, da cui i poeti ellenistici attingono personaggi ed elementi di contenuto, inserendoli però in contesti completamente diversi (anche grazie alla studiata manipolazione della cronologia) con radicale mutamento di profilo psicologico e, in generale, di ethos. "Homeric adunata" sono definiti i personaggi e gli episodi omerici rivisitati dagli Alessandrini secondo i loro canoni: primo tra tutti il Ciclope innamorato nell'Idillio 11 di Teocrito, che si configura "as an inversion of the Homeric episode as a whole" (p. 32), tanto che il mostro è identificato con lo stesso Odisseo attraverso un sottile gioco di richiami allusivi; analogamente le nozze di Elena, nel cui epitalamio (l'Idillio 18) si fondono motivi convenzionali sia popolari che letterari (soprattutto da Saffo e Stesicoro), a tratteggiare un'immagine dell'eroina purificata dalla compromissione nella guerra di Troia (ovviamente ancora da venire) e dalle ombre addensate su di lei nell'Iliade -- anzi, la bella e infedele per antonomasia è addirittura identificata (ancora per via allusiva) con la figura muliebre più nobile e dignitosa di tutta la poesia omerica, Penelope.

Teocrito esplora poi l'uso di espedienti tipicamente epici come i cataloghi, passando però dai nomi dei guerrieri e dei popoli a quelli dei personaggi contemporanei a scopo encomiastico (come Ierone II e Tolomeo Filadelfo negli Idilli 16 e 17) e a quelli dei poeti precedenti, compreso Omero. Quest'ultimo compare nell'epilogo dell'Idillio 22 al fianco dello stesso Teocrito, il cui obiettivo quindi è "to be ranked alongside his archetype" (p. 47), ma solamente per affermare, mediante la studiata variazione delle vicende narrate nell'Iliade, "his own aesthetic and ideological independence" (p. 48). La materia omerica è richiamata inoltre da espressioni proverbiali e formulazioni epigrammatiche, tali da fissare figure e scene considerate esemplari, che di conseguenza diventano topiche e, per così dire, si cristallizzano in una prospettiva di riduttiva rigidità, a cui è attribuita la definizione calzante di "fossilizzation". Un fenomeno, questo, riscontrabile in generi altri dall'epos come il mimo urbano (per esempio, Teocrito, Id. 15, 60-64), il technopaegnion, l'epigramma (tra gli altri, l'epitaffio di Aiace attribuito ad Asclepiade, AP 7, 145).

Il secondo capitolo (pp. 62-120) riguarda i personaggi e gli argomenti attinti dagli Alessandrini non più da Omero, bensì dal ciclo epico, che promana da un sostrato mitico preomerico e, almeno per certi aspetti di ethos e di gusto, alquanto lontano dall'epos omerico. Callimaco riprende dai Cipria due episodi, il giudizio di Paride e il sacrificio di Ifigenia, che egli utilizza come exempla di carattere eziologico rispettivamente nei Lavacri di Pallade e nell'Inno ad Artemide. Dal medesimo poema Teocrito mutua il materiale non edificante sui Dioscuri impiegato nell'Idillio 22, al punto che "serious doubt is cast upon their heroic status" (p. 69). Un modello metodologico importante per i poeti ellenistici è Esiodo, a loro congeniale per gli elementi filologici e metaletterari presenti nei suoi poemi, insieme con un forte interesse archeologico ed eziologico. Non sorprende che nei frammenti ellenistici (in particolare di Callimaco e di Euforione) si riscontri un lavoro condotto sul mito troiano al modo esiodeo, sia per recuperarne gli antefatti che per spiegarne episodi marginali "through the prism of aetiology" (p. 76), cogliendo e sviluppando spunti linguistici ed etimologici (per esempio, riguardo il nome di Achille).

Apollonio Rodio e Licofrone rappresentano due approcci interpretativi molto diversi nei confronti del mito troiano. L'anteriorità cronologica della leggenda trattata nelle Argonautiche, appartenente alla generazione precedente alla guerra di Troia, fornisce l'occasione per introdurre nell'opera una serie di anticipazioni e di allusioni prolettiche, in una con le esposizioni eziologiche risalenti alle origini delle vicende omeriche. Inoltre nelle Argonautiche si trovano frequentemente strutture narrative ricalcate su quelle dell'Iliade, ma applicate abilmente a situazioni differenti. E vi si trovano altresì materia mitica e movenze estetiche derivanti dall'Odissea e dall'epica ciclica: non a caso, il poema di Apollonio concede ampio spazio al motivo nosologico ed è largamente improntato al gusto avventuroso e romanzesco. Le Argonautiche rappresentano dunque una summa dell'epica antica: Apollonio "reconsiders the principles of the epic genres by making successive references to the matrix which created them" (p. 100).

Ben diversa l'interpretazione della leggenda troiana nell'Alessandra, che si pone nell'intersezione tra epica e tragedia, a cui è debitrice specialmente per la tecnica monologica e per l'intensa partecipazione emotiva della persona loquens, ovvero per il taglio drammatico del racconto e per il suo forte pathos. La lunga e complicata profezia di Cassandra spazia dalla materia dell'epica ciclica a quella dell'Iliade e dell'Odissea, dalla poesia lirica alla tragedia, dalla storiografia alla compilazione mitografica. La narrazione, intercalata con note erudite sia geografiche che eziologiche, prende le mosse dalla preistoria di Troia e dalle origini della guerra, ne percorre le tappe principali e talvolta ne recupera circostanze marginali, per superare infine la barriera della leggenda e sconfinare nella storia, giungendo alle soglie della contemporaneità con la profezia della conquista della Grecia da parte di Roma (sempre che non si tratti di un'interpolazione, un'aggiunta più recente). Gli aspetti tragici come l'uso del monologo e del metro giambico sono bilanciati da elementi tipicamente epici come i cataloghi, gli stilemi formulari, i sostantivi e gli aggettivi composti, lo sviluppo lineare del racconto. Si assiste dunque a una trasformazione delle forme tradizionali, "a fundamental redefinition of the concept of tragic" (p. 119): una trasformazione non puramente esteriore, stilistica, ma riguardante altresì la materia mitica, che è sottoposta a una storicizzazione (cioè una fusione con la storia) e simultaneamente a una selezione tesa a privilegiare la tematica erotica, "a transposition towards the theme of morbid love, to which war, the megatheme of the epic, is subjected" (p. 120).

Il terzo capitolo (pp. 121-176) verte sulla "revisione" della poesia epica, sulla sua riscrittura in una forma nuova, quale si riscontra nel genere propriamente ellenistico dell'epillio, che mette a fuoco un segmento circoscritto (generalmente un episodio marginale o poco conosciuto) piuttosto che un mito nel suo insieme, con l'assunzione di una prospettiva soggettiva e con speciale attenzione per la tematica erotica (anche nella sua dialettica con la morte). Sono esaminati i frammenti ed è ricostruito, per quanto possibile, il profilo d'insieme dei poemetti di Filita, Euforione, Callimaco, Nicandro e Licofrone, che sono inquadrati nel tipo del "(para)Trojan epyllion", dal momento che sviluppano punti attinenti al mito troiano ma lontani dal suo fulcro, cronologicamente anteriori o posteriori al conflitto bellico, oppure collaterali e periferici: "even stories of morbid aestheticism" (come il mutamento di Aiace morente in un giacinto, in un epillio di Euforione) e ancora "fantastic tales and transformations which stress the melodramatic, pathetic facets of the Trojan war myth" (p. 135). Più tardi il gusto alessandrino per il pathos alimentato dall'amore piuttosto che dall'eroismo trova spazio negli Erotika pathemata di Partenio: storie in prosa, pregne di "passion, intrigue and death", provenienti dalla poesia e dalla storiografia ellenistica, ma anche dalla tragedia postclassica, che talvolta si collegano alla leggenda troiana, ma sempre in un'ottica antieroica ed estetizzante; di qui la definizione di "(para)Trojan novellas", che sottolinea "the similarity of these narratives not only to modern short stories but also to the ancient novel" (p. 136).

Il cambiamento etico ed estetico impresso al mito nell'Ellenismo emerge con vigore dal fenomeno chiamato "debunking of the heroes", che presuppone l'atteggiamento razionalistico e demistificante dei Sofisti e di Euripide non meno che i radicali mutamenti sociali e culturali dal V al II secolo. Un esempio di protagonista non proprio eroico, portato al livello dell'uomo comune, è il Giasone di Apollonio. Il fenomeno è perfino più evidente nel giovane Odisseo descritto nell'Hermes di Filita, il cui comportamento cinico e meschino, proteso all'amore molto più che ai valori sociali e agli affetti familiari, risulta "entirely unbecoming to a Homeric hero" (p. 144). Tali trasformazioni psicologiche sono maggiormente plausibili in figure marginali, appena note e mai veramente caratterizzate nella tradizione letteraria, come il sacerdote Anio e Memnone, il servo di Achille. È proprio Achille però il personaggio che meglio si presta a illustrare il fenomeno: nessuno come lui infatti incarna "the idealized Heldenleben which can be lived only within the context of epic poetry by a powerful prototype of masculine heroism" (p. 158). Callimaco sembra prendersi gioco di lui nel Giambo 7, contrapponendolo a Epeo, che si configura per molti aspetti come il suo opposto, "the anti-Achilles", se non che riesce a raggiungere lo scopo perseguito e non conseguito dallo stesso Achille, la conquista di Troia. Licofrone poi delinea del Pelide un ritratto duplice, direi bifronte, in cui coesistono il guerriero indomito e l'amante appassionato; quest'ultimo aspetto, nuovo e incommensurabile con l'eroismo omerico, è destinato a prevalere nell'Ellenismo. Esemplare a riguardo il poemetto eziologico Lesbou ktisis attribuito ad Apollonio Rodio e più tardi (tra il II e il I secolo) l'Epitalamio per Achille e Deidamia di un autore anonimo, che fa dell'eroe un amante effeminato e, sotto questo rispetto, inaugura un motivo che si svilupperà nei secoli successivi, fino ad approdare al Troiaroman nel Medioevo.

Il libro si conclude con un "epilogo" che ne riassume il contenuto (pp. 177-185), seguito da un ampio indice bibliografico e da un utile index locorum. È vero che l'argomento non è nuovo, come si è detto fin dall'inizio; ma l'opera è decisamente apprezzabile per l'elevata qualità della trattazione (la pregnanza della discussione, l'acutezza delle analisi testuali, la ricchezza della bibliografia), ma ancor più per l'ampiezza e la lucidità della visione d'insieme, che supera la tematica specifica della leggenda troiana per abbracciare (sia pur da una prospettiva particolare, direi trasversale) la poetica ellenistica nella sua configurazione complessiva, quale emerge dalla riflessione teorica e dalla sua applicazione nella produzione letteraria.

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