Monday, July 19, 2010

2010.07.31

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Andrew Cain, Josef Lössl (ed.), Jerome of Stridon: His Life, Writings and Legacy. Farnham/Burlington, VT: Ashgate, 2009. Pp. xiii, 283. ISBN 9780754664079. $99.95.
Reviewed by Francesco Pieri, FTER - Facoltà Teologica dell'Emilia Romagna, Bologna

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Il volume raccoglie una scelta rappresentativa dei contributi più significativi presentati al convegno dell'Università di Cardiff "Jerome of Stridon. Religion, Culture, Society and Literature in Late Antiquity", organizzato dal 13 al 16 luglio 2006 a cura del Centre for Late Antique Religion and Culture (CLARC, fondato a Cardiff nel 2004) e della Cardiff School of Religious and Theological Studies, in collaborazione con la Cardiff School of History and Archaeology. L'evento -- coordinato da Josef Lössl (Cardiff) e Andrew Cain (Boulder, Colorado), che ne hanno anche curato gli atti -- ha costituito l'occasione per un incontro tra numerosi studiosi nordamericani ed europei e per una rassegna particolarmente nutrita delle principali tendenze in corso nella ricerca geronimiana.

La pur ampia raccolta di saggi non può purtroppo dare compiutamente ragione della varietà e ricchezza dei contributi presentati al Convegno, che nel volume sono stati ridotti quasi alla metà, cioè a 18 rispetto agli originari 33. Evidentemente molti dei partecipanti hanno dovuto destinare i loro risultati ad altra sede -- a causa, per quanto sembra di intuire, dei vincoli posti dalle esigenze editoriali. Ne risulta pertanto una panoramica delle prospettive di studio assai più limitata e in parte non del tutto corrispondente, nei contenuti, a ciò che i partecipanti al Convegno hanno potuto raccogliere. Ricordiamo che una rassegna completa, seppure forzatamente cursoria, delle tematiche toccate al convegno è contenuta nella cronaca di A. Fürst, 'Aktuelle Tendenzen der Hieronymus-Forschung: Impressionen von einer Tagung über Heronymus in Cardiff', pubblicata in Adamantius. Annuario di Letteratura Cristiana Antica e di Studi Giudeoellenistici 13 (2007), pp. 144-151.

I saggi raccolti nel volume curato da Cain e Lössl sono articolati in tre sezioni: I. Hagiography, Letters, Heresy and the Man; II. The Science of Scripture: Philology, Exegesis, and Translation; III. Reception: Fifth Through Sixteenth Centuries. Già dalla sequenza di temi si riconosce l'intenzione di riflettere la varietà degli ambiti che caratterizzarono la vita e l'impegno intellettuale di Girolamo, spaziando dall'agiografia alla storiografia ecclesiastica, dalla traduzione alla tradizione e critica testuale del testo biblico, dall'esegesi alla controversistica teologica, dalla mediazione verso l'Occidente cristiano della già ricca tradizione ascetica orientale all'elaborazione di un monachesimo più fortemente caratterizzato in senso intellettualistico, destinato a riflettersi sul cenobitismo latino fino al medioevo e oltre.

Percorriamo nel seguito i titoli dei singoli contributi, sottolineandone di volta in volta gli aspetti di maggiore interesse. La prima sezione, come si è detto, appare dominata in particolare dalla biografia e dall'autobiografia, nel percepibile costante riferimento ai modelli agiografici precedenti e già canonici per il genere. Stefan Rebenich (Basel), affronta il tema 'Inventing an ascetic hero: Jerome's Life of Paul the First Hermit', illustrando la presenza pervasiva del paradigma della Vita Antonii, retrostante al "romanzo monastico" di Girolamo. Nel suo contributo 'Sur trois lettres méconnues de Jéröme concernant son séjour à Rome', Yves-Marie Duval (Paris-Nanterre) presenta un'indagine dettagliata delle Epistole 46A ad Aurelio, 18 a Presidio (= Lambert 155) e 43 a Marcella, argomentando a favore della necessità di riconsiderare il proposito, che Girolamo matura attorno al 384, di ritirarsi a vita monastica e proponendo di abbandonare il luogo comune, ampiamente invalso nelle ricostruzioni biografiche, secondo il quale Gerolamo avrebbe ambito ad essere eletto all'episcopato romano. Svolgendo il tema della presenza tertullianea nella Ep. 60 a Eliodoro, Neil Adkin (Lincoln, Nebraska) corrobora di nuovi elementi l'indagine sulla natura intertestuale della scrittura geronimiana, che da tempo caratterizza la ricerca di questo studioso. Andrew Cain tratta di 'Rethinking Jerome's portraits of holy women' e propone di riconsiderare le Epp. 2-17 alla luce dell'intenzione di Girolamo di presentarsi come esponente e mediatore verso l'Occidente latino della tradizione ascetica del deserto. Benöit Jeanjean (Brest) si interessa del Dialogus Attici et Critobuli, noto anche come Dialogus adversus Pelagianos, come possibile fonte per la conoscenza della propaganda pelagiana in Palestina tra il 411 e il 415, resa difficile dalla stilizzazione retorica dell'avversario e delle note, peculiari caratteristiche del discorso polemico. Philip Rousseau (Catholic University of America) presenta 'Jerome on Jeremiah: exegesis and recovery', soffermandosi in particolare sul sesto libro del Commento a Geremia, in cui l'esegeta attualizza la profezia veterotestamentaria in riferimento alle invasioni barbariche dell'Occidente e all'eresia pelagiana.

La seconda sezione si impernia sulla scienza biblica -- indubbiamente la cifra più caratteristica dell'oeuvre geronimiana -- nel suo triplice risvolto filologico, esegetico e di traduzione. Trattando di 'Jerome, Tobit, alms and the vita aeterna', Danuta Shanzer (Champaign, Illinois) indaga il tema teologico della purificazione dalle pene purgatoriali mediante la pratica dell'elemosina. Régis Courtray (Toulouse) presenta una serie di testi relativi a 'La figure des deux larrons chez Jéröme', dimostrando la persistenza "trasversale" nel pensiero geronimiano di tale pagina evangelica dalle molteplici valenze-- morale, escatologica, storico-salvifica. Con il titolo 'The rabbinic Vulgate?' spetta a John Cameron (Jesus College, Oxford) esemplificare una volta di più come, sulla scia di una lunga tradizione esegetica precedente, Girolamo abbia spesso valorizzato alcune ambivalenze del testo allo scopo di esplicitare un senso cristologico latente. Hillel I. Newman (Haifa) presenta il contributo 'How should we measure Jerome's Hebrew competence?', in cui lo studioso riapre la vexatissima quaestio della competenza linguistica di Girolamo nell'idioma dell'Antico Testamento, impostandola in modo metodologicamente convincente e ponendo così ancora una volta l'accento sul significato di mediazione culturale ricoperto dal suo lavoro. Alfons Fürst (Münster) rimarca in 'Jerome keeping silent: Origen and his exegesis of Isaiah' come Girolamo non accenni mai retrospettivamente alla sua traduzione delle omelie su Isaia di Origene, che ne riflettevano il subordinazionismo trinitario, anche in ragione della mutata temperie ecclesiale e dottrinale. Aline Canellis (Grenoble) svolge un'interessante analisi de 'L'In Zachariam de Jéröme et la tradition alexandrine' e vi approfondisce la tesi, da lei maturata attraverso ripetuti sondaggi parziali, di una discreta originalità letteraria dell'opera, spesso sommariamente assimilata ad un pedissequo rifacimento latino del modello didimiano. Giacomo Raspanti (Palermo) presenta 'The significance of Jerome's Commentary on Galatians in his exegetical production' alla luce della sua recente ed imponente edizione (CCL 77A) di tale significativa opera geronimiana.

All' "onda lunga" della ricezione di Girolamo dall'epoca dei suoi contemporanei alla Riforma si rivolgono infine i contributi della terza sezione. David G. Hunter (Iowa), nel saggio 'The raven replies: Ambrose's Letter to the Church at Vercelli (Ep.ex.coll.14) and the criticisms of Jerome', propone alcuni paralleli a sostegno dell'ipotesi che Ambrogio abbia inteso rispondere alle critiche rivoltegli da Girolamo. Ralph Mathisen (Champaign, Illinois), autore di 'The use and misuse of Jerome in Gaul during late antiquity', indaga la circolazione delle opere geronimiane in Gallia, inaspettatamente poco consistente specie in rapporto ad altri Padri occidentali, malgrado proprio la Gallia fosse l'ambiente di provenienza di molti corrispondenti del suo epistolario. Al terreno, a tutt'oggi poco indagato, della traduzione della Vita Malchi in siriaco si dedica Daniel King (Cardiff), 'Vir quadrilinguis? Syriac in Jerome and Jerome in Syriac': è interessante notare come numerosi degli elementi della cultura siriaca di cui è originario il protagonista del secondo "romanzo monastico" di Girolamo, inevitabilmente occultati dalla redazione latina del testo, vengano ad essere recuperati tramite il ritorno alla lingua originaria delle testimonianze cui lo stesso Girolamo dovette attingere. Mark Vessey (British Columbia), trattando di 'Jerome and the Jeromanesque', ha portato l'attenzione sull'ampia dipendenza delle notizie biografiche riguardanti Girolamo dalle informazioni presenti nei suoi stessi scritti, e quindi sull'apporto verosimilmente cospicuo, anche se assai difficile da sceverare, che lo stesso Stridonense e i suoi corrispondenti dovettero dare alla costruzione della sua figura di scrittore e uomo di chiesa. Da ultimo Josef Lössl (Cardiff) presenta 'Martin Luther's Jerome: new evidence for a changing attitude', offrendo un contributo all'interpretazione della costante presenza geronimiana nel pensiero e nell'opera del riformatore dovuto in particolare all'applicazione al canone biblico del criterio testuale della hebraica veritas, che sarà fatto proprio da Lutero.

Ripercorrendo nel loro insieme i saggi qui raccolti, si può dire, in conclusione, che in questo prezioso volume tutte le principali tematiche e i problemi topici della critica geronimiana si trovano nuovamente affrontati, o almeno accennati, non di rado sotto nuove angolature metodologiche. Tra i tanti aspetti di particolare interesse possiamo sottolineare almeno i seguenti: la competenza linguistica di Girolamo nelle lingue bibliche; il rapporto con il giudaismo contemporaneo e l'interesse per la sua tradizione esegetica; i molteplici legami con gli autori cristiani greci e latini, antecedenti e coevi; la ricezione della sua imponente opera nella tradizione ecclesiastica successiva, non esclusa la stessa Riforma.

Lo spettro delle tematiche qui raccolte fa sì che questo volume risulti complessivamente un'introduzione scientifica bene aggiornata ad una delle figure intellettuali meglio note nel contesto della tarda antichità occidentale, e certo tra quelle destinate a influire più durevolmente sulla storia della cultura. Siamo quindi di fronte ad un importante e solido lavoro di reference, passibile di essere utilizzato non solo dagli studiosi di ambito storico-religioso, ma più ampiamente da quanti si interessano alla storia della cultura e della società tardo antica nella varietà dei suoi aspetti.

Molto opportunamente la raccolta di studi è dedicata alla memoria di Yves-Marie Duval, che con la sua consueta vivacità intellettuale, mai disgiunta da bonomia, prese attivamente parte al convegno di Cardiff, pochi mesi prima della scomparsa, avvenuta il 12.3.2007. Colleghi europei e statunitensi hanno in tal modo inteso riconoscere unanimemente che nessun altro studioso ha dato, nella seconda metà del ventesimo secolo, un contributo altrettanto decisivo e profondo al rinnovamento della conoscenza di Girolamo, del suo ambiente e dei molteplici influssi di cui egli si trovò alla confluenza.

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