Tuesday, November 26, 2013

2013.11.53

Edward M. Anson, Alexander the Great: Themes and Issues. London; New York: Bloomsbury Academic, 2013. Pp. xiii, 226. ISBN 9781441193797. $34.95 (pb).

Reviewed by Giuseppe Squillace, Università degli Studi della Calabria (giuseppesquillace@libero.it)

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Ogni volta che il mercato editoriale propone una nuova biografia o un nuovo studio su Alessandro Magno la domanda che sorge è sempre la medesima: perché? Come è noto infatti la bibliografia sul re macedone (336-323 a.C.) non conosce battute di arresto, anzi risulta ormai sterminata e incontrollabile, tanto da rendere necessaria una sua selezione.

Si pone lo stesso interrogativo anche uno studioso e specialista della Macedonia antica e di Alessandro come Edward Anson, il cui volume, chiarisce l'Autore nella sua Prefazione, "looks at certain aspects of his (= Alexander's) reign omitting most of the details that are covered elsewhere" (p. vi).

In linea con la premessa e sulla scorta delle sue tante ricerche, l'Autore organizza il volume in sei densissimi capitoli, nei quali affronta una serie di tematiche legate ad Alessandro ma connesse anche a suo padre Filippo e al regno di Macedonia dalla sua nascita all'epoca ellenistica. Se per un verso l'organizzazione del lavoro in forma cronologicamente trasversale rende più incisiva l'esposizione, permettendo di affrontare in maniera più immediata argomenti a volte spinosi, per un altro, nonostante la riduzione delle note, uno stile chiarissimo, la traslitterazione dei termini greci, essa fa del volume uno strumento destinato soprattutto a specialisti del settore.

L'Autore mette a fuoco e discute i principali problemi che negli ultimi decenni sono stati sollevati intorno alla figura e all'impresa di Alessandro: dalla struttura del regno macedone alla figura di Filippo e al debito che Alessandro ebbe verso il padre; dal problema della divinizzazione all'organizzazione amministrativa dei territori conquistati; dai tratti distintivi dell'impero all'eredità lasciata dal sovrano. Li affronta tutti con la precisione scientifica che sempre lo caratterizza: cita infatti costantemente le fonti; discute i diversi temi sulla base della più recente bibliografia; richiama le diverse ipotesi talora accettandole, talora rifiutandole sulla base delle proprie riflessioni.

In via preliminare, Anson pone in evidenza il problema di fondo di ogni ricerca su Alessandro: le fonti. Com'è noto, esse sono costituite soprattutto da autori tardi come Diodoro Siculo, Curzio Rufo, Plutarco, Arriano e Giustino, i cui resoconti, sebbene in molti casi basati su autori che avevano seguito la spedizione in Asia come Callistene, Tolomeo e Aristobulo, non sempre risultano pienamente attendibili. Da qui dunque ancora oggi la necessità o di rinunciare a conoscere la vera immagine di Alessandro o di tentare ancora una volta, attraverso una nuova analisi critica dei testi, di conoscere gli obiettivi del re macedone, il suo ritratto, l'autenticità dei suoi discorsi alle truppe, distinguendo la realtà dall'esercizio retorico ma anche dalla propaganda.

Posta questa premessa, l'Autore interviene su argomenti spinosi che hanno visto gli studiosi schierarsi su posizioni assai distanti. Ad esempio, ridimensiona il ruolo delle assemblee militari che non avrebbero avuto il compito di eleggere il re, tanto meno il diritto di seguire i casi giudiziari (pp. 28-41); ritiene che tanto Filippo quanto Alessandro avessero usato i matrimoni non sull'esempio dei re persiani, al cui modello poligamico si sarebbero ispirati, bensì a scopo politico, al fine di creare alleanze e consolidare il regno (pp. 52-55); valuta complessivamente accettabile nei contenuti il discorso di Alessandro alle truppe a Opi nel 324 a.C. nel quale il re richiamava l'operato del padre Filippo, ma nel contempo ricordava anche quanto egli stesso aveva fatto per il proprio popolo, al contrario di altri studiosi che invece l'hanno considerato totalmente inattendibile (pp. 66-67); giustamente giudica senza fondamento la lettera di Alessandro a Dario del 332 a.C., nella quale il sovrano macedone accusava l'avversario di avere avuto un ruolo nell'uccisione di Filippo (p. 76).

Assai spinoso è anche il tema divinizzazione, alla quale l'Autore dedica un intero capitolo. Mostrandosi scettico sulla presunta identificazione di Filippo con un dio, propende a credere invece che il re macedone si sentisse vicino agli dèi. Il sovrano infatti si fece strumento di Apollo nel 352 a.C. prima della battaglia ai Campi di Croco contro i Focesi di Onomarco, mentre nel 336 a.C., alla vigilia della spedizione contro i Persiani, facendo sfilare la sua statua insieme a quella dei 12 dèi, di fatto sembrò chiederne l'aiuto nella nuova difficile impresa (pp. 89-92). L'avvicinamento di Alessandro agli dèi si snoda invece attraverso fasi precise come il taglio del nodo di Gordio (333 a.C.), la consultazione dell'oracolo di Ammone a Siwah che lo proclamò figlio di Zeus (332 a.C.), l'introduzione della proskynesis (328 a.C.) e soprattutto la richiesta di onori divini ai Greci nel 324 a.C. Piuttosto che pensare a un autentico desiderio di Alessandro di essere riconosciuto come un dio, come in molti hanno ritenuto, Anson invece connette le azioni del sovrano al suo constante e irrefrenabile desiderio di gloria rilevando che: "While he planned more conquests in the West his desire for honor led him inexorably to demand the honors due to dinivity; a down payment on what he knew would be his after death" (p. 120).

Anche nella creazione dell'impero macedone, determinata da una quasi incessante marcia di conquista verso est, l'Autore individua come elemento guida "the personal glory". Se esso fu la spinta nella realizzazione dell'impresa, nell'organizzazione delle terre conquistate Alessandro si servì di differenti strumenti come il sostegno a governi filomacedoni, oligarchici in Grecia e democratici in Asia; la politica di conservazione delle strutture governative esistenti, sia pure affidate a personaggi vicini al re; il tentativo di fusione tra elemento macedone ed elemento persiano; l'uso della forza come elemento dissuasivo, come nel caso della distruzione di Tebe del 335. Alessandro dunque – conclude Anson – non mutò le strutture esistenti: l'avrebbero fatto invece i suoi successori in epoca ellenistica.

L'Autore sottolinea la cesura tra una prima fase della spedizione, culminata nella distruzione del palazzo di Persepoli nel 330 a.C., e una seconda costituita dalle successive conquiste fino al fiume Ifasi (326). Se fino al 330 Alessandro si era posto come re dei Macedoni ed hegemon dei Greci, dopo la distruzione del palazzo di Persepoli la sua spedizione proseguiva non più sotto l'emblema della guerra di vendetta per i Greci, ma della guerra di conquista. Di pari passo con l'azione militare procedeva la propaganda di Alessandro, che mutava in funzione degli obiettivi del momento: chi dei suoi soldati decideva di rimanere al suo seguito lo faceva non più come soldato legato a un ideale bensì come mercenario pagato per combattere (pp. 153-157). A questa cesura in merito agli obiettivi della spedizione e agli ideali che la sostenevano e la accompagnavano Anson connette gli atti di insubordinazione e le congiure verificatesi dopo la distruzione della reggia di Persepoli. Essi portarono alla condanna a morte di Filota e Parmenione (330 a.C.), all'uccisione di Besso (329 a.C.), alla condanna a morte dello storico Callistene, coinvolto nella congiura dei paggi (327 a.C.), ma anche alle insurrezioni del 326 a.C. e del 324 a.C.

Quale fu dunque il risultato della straordinaria spedizione di Alessandro? Quali le sue conseguenze? Secondo l'Autore l'attaccamento del re alla sua patria può considerarsi minimo, dal momento che scelse come centro dell'impero non già la Macedonia ma Babilonia. Non fu questo l'unico colpo che inflisse alla sua terra ma anche alla stirpe regnante. Non lasciando eredi, se non il fratellastro Arrideo e un bambino nato poco dopo la sua morte da Rossane, di fatto pose fine al potere degli Argeadi, sgretolato dalla successive guerre tra i diadochi e dalla formazione delle monarchie ellenistiche. Ma forse, conclude Anson, questo poco interessava a chi, come Alessandro, aveva il suo vero obiettivo nella gloria e nella fama personale e non riusciva a immaginare dopo la sua morte un regno senza di lui (p. 188).

Table of Contents

Preface (VI-VII)
Maps (VIII-IX)
Abbreviation (p. X-XI)
Chronology (pp. XII-XIII)
Introduction (pp. 1-11)
Chapter 1: The Macedonian Background (pp. 13-42)
Chapter 2: A father's legacy: Philip II and the rise of the Macedonian nation (pp. 43-81)
Chapter 3: Alexander and deification (pp. 83-120)
Chapter 4: Alexander and the administration of the Empire (pp. 121-152)
Chapter 5: The kingdom of Asia (pp. 153-179)
Chapter 6: Alexander's legacy (pp. 181-188)
Notes (pp. 189-200)
Bibliography (pp. 201-220)
Index (pp. 221-226)

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